Wec: punto e set per Porsche, ma il vero match è in Bahrain.

Impossibile rimanere sorpresi, la Porsche si è portata a casa il titolo costruttori. Ma ciò che davvero spicca più di un trofeo che tenderà a prendere polvere su una mensola, sono ben altri “titoli”, ossia quelli dei giornali che ne parlano: la casa di Stoccarda ha messo in piedi un programma funzionante, ha accettato la sfida tecnologica del Wec e, al secondo anno di partecipazione, l’ha vinta senza nessuna chiacchiera. Bravi, solo questo si può dire. A intuire la strategia costruttiva migliore, a scegliere i propri piloti e a reagire a quegli ostacoli che ormai sono l’anima del Mondiale Endurance e che non hanno esitato a palesarsi anche in questo appuntamento ai confini del mondo, la 6 ore di Shanghai, sotto forma di un pioggia estremamente volubile che ha “infestato” – è proprio il caso di dirlo – buona parte della gara.12109164_1005142959542158_4817523440101483025_n

Le Porsche hanno conquistato l’ennesimo 1-2 in qualifica, staccando di 1.5″ la prima delle Audi e lasciando molto più indietro le Toyota. Niente di anomalo insomma. Ma nonostante l’imbarazzante superiorità velocistica, le 919 Hybrid hanno faticato a realizzare la doppietta vista a fine gara: partenza sotto neutralizzazione a causa dei maligni rivoli d’acqua in pista e, alla ripartenza, l’Audi di Lotterer tocca la Porsche di Lieb, spedendo il tedesco in bilico su un cordolo e compromettendo la gara della vettura #18, mentre la #17 inizia a dettare il proprio ritmo, seppur in buona parte inespresso a causa delle frequenti schiarite alternate a veri e propri acquazzoni che hanno reso la gara del Wec più simile ad una prova di drift che altro, con testacoda e incidenti che hanno coinvolto più o meno ogni vettura del folto schieramento. 12065878_1005071132882674_7768929226700770407_n

La possibilità di “calzare” le slick è arrivata solo nel finale di gara, ben oltre lo scoccare della 5a ora, e delle Porsche si è persa ogni traccia: 1° posto per la #17 di Bernhard/Webber/Hartley, autori della gara più precisa del lotto probabilmente, seguita dalla vettura gemella di Dumas/Jani/Lieb reduce da un’importantissima rimonta. Chiude il podio l’Audio #7 di Fassler/Lotterer/Treluyer, con l’equipaggio che, grazie a questo risultato, mantiene vive le speranze per quanto concerne il titolo piloti. Tra i “non-ibridi”, ecatombe delle Rebellion finite a muro nelle ultime fasi di gara, anche se la #12 di Prost/Beche è riuscita comunque a chiudere davanti alla solida CLM del team ByKolles.

Il tempo incerto ha invece regalato grosse sorprese e silenziose rivincite in categoria Lmp2: dopo 360 minuti di umido agonismo, arriva la prima affermazione per l’Alpine-Nissan #36 del team Signatech condotta da Panciatici/Chatin/Dillmann, seguita dalla solita Ligier #26 del G-Drive Racing prima in classifica. I giochi sembravano chiusi per il KCMG, specie dopo il discusso contatto avvenuto al Fuji tra l’Oreca #47 e la seconda delle vetture del G-Drive. Invece i curvoni cinesi sono risultati fatali per quest’ultima vettura condotta da Yacaman/Gonzalez/Derani, insabbiatasi quando mancavano poche tornate al traguardo, permettendo al KCMG di piazzare Howson/Bradley/Tandy sul 3° gradino del podio – nonostante un testacoda nelle fasi iniziali – e ancora in lizza per entrambi i titoli.

Stesso discorso in categoria Gte-Pro, con le Porsche del team Manthey abili a sfruttare le condizioni meteo per sovvertire i risultati delle qualifiche – piuttosto a favore delle Ferrari dell’AF Corse – e per piazzare una seria ipoteca in ottica titolo: vittoria di classe per Lietz/Christensen davanti a Bruni/Vilander, mentre la seconda 911 RSR ha lasciato indietro Rigon/Calado sull’altra Rossa del team di Amato Ferrari. Più staccate le Aston Martin, ormai chiaramente svantaggiate dal BoP (Balance of Performance).12063884_1005056062884181_9118469637494812622_n

Tra i vicini della Gte-Am, esaltazione della Ferrari di Perrodo/Collard/Aguas, mentre il 3° gradino del podio è stato occupato dalla 458 Italia del team SMP, ormai vicina a conquistare il titolo squadre e quello piloti per i bravissimi Shaytar/Bertolini/Brasov. Tra le due Gt di Maranello, la solita Aston Martin #98 di Dalla Lana/Lamy/Lauda.

Il bello del Mondiale Endurance? Anche se un trofeo viene assegnato, l’agonismo è tutt’altro che finito: tutti i giochi di questa stagione 2015 si chiuderanno infatti nell’attesissimo appuntamento finale in Bahrain, il prossimo 21 novembre. Riuscirà il G-Drive Racing ad agguantare l’alloro in Lmp2 dopo la beffa della passata stagione? A Stoccarda ci sarà da festeggiare anche per i risultati tra le Gt, decretando la sconfitta dell’AF Corse? Ma soprattutto, riuscirà Mark Webber a conquistare il titolo di campione del mondo – assieme a Bernhard e Hartley, beninteso – dopo quanto vissuto in 12 anni di carriera in F1?

Sproloqui da locandina accattivante a parte, il Wec si è dimostrato una volta di più un campionato ricco di incognite ed estremamente selettivo, che mette in risalto la bravura, ma anche il coraggio. Quello di tornare, ad esempio, per la Porsche, visti gli illustri trascorsi della casa tedesca nelle competizioni endurance, ma anche quello di sperimentare come è stato nel caso della Nissan. Seppur con esiti diversi, e la contrapposizione è forte tra le due avventure: da un lato abbiamo i neo-campioni del mondo costruttori, mentre dall’altro un team allo sbando e in evidente difficoltà tecnica che proprio in questi giorni ha perso la guida di Darren Cox, gran capo del reparto motorsport.

Lorenzo Michetti